Una fragilità da consegnare!

Questo l’ultimo passo dei week end a Susa, vissuto a fine maggio. Tutti siamo fragili, ma la fragilità può essere opportunità quando la riconosciamo, la condividiamo e la consegniamo al Signore. In quest’ultimo passo ci siamo lasciati aiutare dalla peccatrice in casa di Simone che consegna la propria debolezza attraverso gesti molto sensuali e passionali. Poi siamo andati al tempio dove il pubblicano ci ha insegnato a “stare lontano” come segno di fragilità per consegnare il proprio peccato. Infine ci siamo spostati sulla riva del lago dove Gesù inizia un dialogo serrato con Pietro e lui riconosce di non essere all’altezza di sostenere la comunità nascente perché non ama il Maestro, ma lo ha rinnegato. Allora Gesù va incontro alla fragilità consegnata da Pietro e si accontenta del suo “ti voglio bene”!

Ecco alcune risonanze dai partecipanti:

Mi ha colpito molto la parte in cui viene detto a Pietro che da “giovane fai quello che vuoi” ma da anziano un altro si prenderà cura di te. Gesù ci dice di vivere la vita in ogni momento con gli aspetti positivi e con quelli negativi

Mi ha colpito la frase che Gesù dice a Pietro “Seguimi” e lui potrà seguirlo perché era nudo, non aveva più nulla da difendere.  Collego questo all’episodio del Giovane ricco, quando Gesù gli dice di vendere tutto e seguirlo, ma il giovane non è riuscito a farlo, ma per seguire il Signore bisogna essere vuoti di noi stessi.

Mi porto a casa il Gesù stanco al pozzo. Inoltre mi ha colpito la parola profumo, che è vero  che la peccatrice l’ha comprato vendendo il suo corpo, però a me ha rimandato a Betania. Ho visto il profumo come qualcosa di prezioso. Mi porto a casa anche la frase che ha detto Andrea “siamo speciali ai tuoi occhi, una meraviglia”

Mi porto a casa il pianto della donna, perché così lei si libera consegnando a Gesù il suo peccato. Così facendo si libera e trova una nuova vita, un nuovo cammino. Questo ci aiuta a capire che c’è sempre una speranza, una possibilità di ricominciare

Ho sperimentato, tramite la peccatrice, la gioia di essere anch’io peccatrice e ho sentito anch’io lo sguardo di amore di Dio su di me che è più forte, di quando io faccio il fariseo e prego il mio io e non il mio Dio

Mi porto a casa, una cosa che spesso mi dimentico, e cioè che Dio legge dentro il nostro cuore. Quando andiamo a confessarci, lui sa già cosa vogliamo dire e sa che ometteremo qualcosa, pensando che non dicendole possano scomparire. Un po’ come è successo a Caino quando ha ammazzato il fratello Abele e poi è scappato. A Dio ha detto di non essere stato lui, ma Dio ha letto il suo cuore. Forse se avesse parlato a cuore aperto, l’avrebbe perdonato. Quindi il Signore mi conosce, ma vuole un piccolo passo da me, che apra il mio cuore.

Mi porto a casa una grande liberazione interiore. Le mie fragilità mi hanno sempre fatto sentire umiliata e dormiente. Mi sono identificata in particolare con il pubblicano al tempio. Il momento più bello è stato durante l’adorazione quando ho potuto consegnare le mie mani vuote. E questa mattina ho avuto la risposta nella frase che Gesù dice a Pietro: mi vuoi bene più di costoro? Ho pensato a tutte le mie sorelle di comunità e mi sono spaventata, tremava perfino il cuore, però il Signore dà una grande fiducia e dice di avere cura di queste persone e di seguirlo.

E’ stato illuminante quando Gesù dice a Pietro “mi vuoi bene?” invece di “Mi ami”. E’ stato magnifico!

Porto a casa la parola “consegnare” la mia fragilità ed è un lavoro quotidiano, capillare, nelle piccole cose, credendo che la volontà di Dio si compie sulla mia vita già adesso e se la volontà di Dio è la felicità merita impegnarci fino in fondo.

Mi porto a casa lo sguardo di Gesù sul fariseo Simone a cui ha da dire una cosa, mi ha molto colpito. Mi porto a casa la preghiera quotidiana del grazie nelle piccole cose, nei piccoli gesti, segnali che ogni giorno la vita mi dona.

Mi porto a casa la frase “quello a cui si perdona poco ama poco” in confronto alla donna che ha amato tanto e le è stato condonato tutto. La mia fragilità può aiutare ed è a servizio di Dio.

Mi frulla sempre per la testa la frase “gli occhi sono lo specchio dell’anima” ed io qua ho incrociato tanti begli occhi. Mi porterò a casa l’azione di offrire e attendere.

Io rispondo a Gesù che gli voglio bene per quella che sono e mi fido di Gesù, anche se tante volte non capisco. E credo che Pietro non capisse tanto quello che stava succedendo. Anch’io cerco di amare Dio e gli altri, ma forse voglio solo bene, però non capisco e quindi mi affido a Lui perché so che può trarre anche cose buone.

Mi porto a casa l’ultimo quadro di Valentina che raffigura la fragilità e la resilienza. Le crepe d’oro per simboleggiare le nostre ferite e le nostre rotture e da queste possiamo comunque dare luce e dare vita a qualcosa di positivo.

Ho sentito proprio rivolta a me la frase “devo dirti una cosa”. Mi porto a casa il pensiero che anche il fariseo non è stato condannato. Della lectio dell’incontro di Gesù con Pietro mi porto a casa che Gesù ci è vicino nonostante le nostre fragilità, anzi ci aiuta e ci fa riscoprire il valore del tempo.

Ho ricevuto il coraggio di dire “ho sete”, e “ti amo, forse, ma sicuramente ho bisogno di Te”. Mi porto a casa l’impegno di portare la quotidianità nella preghiera, il terreno dove la preghiera deve crescere.